sognato Totti. Ho capito che non c'è niente da fare quando mi ha
guardato e ha detto: <<IES, UICHENN>>



Mi guardano. Li guardo. Ci guardiamo. Vanno tutti e due dal Pupone a portare saluti preelettorali; e uno è pure laziale... l'altro non si sa. Se da una parte sono tentato dallo slogan Rutelli Zindaco che è chiaro e semplice e almeno so chi è il candidato per la provincia (ma chi è quello del Pdl?! Qualcuno per sbaglio l'ha scoperto?); dall'altra però davanti al tendone alemannico a piazza Ponte Milvio, il mitico Pallotta mi tira fuori dal cilindro una libreria dietro il bar. Così. Ed è pure niente male. E non c'è neanche un libro di Moccia!
Sto qui che mi guardo l'ultima puntata della prima stagione di Heroes. Lo sciopero oltreoceano è ormai finito ed il rischio che la seconda venga interrotta non esiste più: è bastato aspettare (nella messa in onda) e il problema s'è risolto. Come facciamo spesso. E mentre attendo che Peter Petrelli esploda in una nova nucleare per radere al suolo NYC, ripenso a quell'11/9 così catarticamente invocato da Hollywood, che ha portato ad un colpo di reni nelle coscienze ed ad un giro di vite nelle nostre libertà. Almeno forse ci godiamo di più il nostro meno. Un meno invocato con forza da Grillo in questi giorni: meno energia, meno materiali, meno lavoro. Cioè meno economia. E non vota. Però io ci penso e ci ripenso e alla fine col cazzo che non voto. E Petrelli ancora non esplode, mentre in Spagna quando è successo è arrivato Zapatero e allora forse c'ha ragione Linderman e nonna Petrelli. Insomma qua non esplode niente, io devo andare a votare e mi metto a leggere l'Internazionale (che ogni volta ch'è finito chissà perché mi vogliono vendere Left) deprimendomi fra le dietrologie israeliane, le prese per il culo francesi e russe (!) e le delusioni greco-spagnole. "Gli italiani dovrebbero votare Walter" dice l'Economist. Ma sappiamo già che tra Davide e Golia vince il porcellum. Per favore, datemi una cheerleader da salvare.
Io da piccolo tifavo Achille. Bullo, stronzo e arrogante. Pezzo di merda che ha ammazzato prima il padre e poi i fratelli di Andromaca e alla fine s’è fatto un giro in cocchio col cadavere di Ettore. Poi per fortuna ho letto l’Odissea. Il figlio di Laerte era sicuro una bilancia come me. O come Berlusconi. È sempre una questione di prospettiva.
Non v'è dubbio, il film di questo natale è Come d'incanto. Non è un vero e proprio musical, gioca sapiente col genere, mi spolvera un po' il cuore dai veli del cinismo e soprattutto c'ho voglia di miusica e di ballare. Fossi intonato canterei pure. Soprattutto arrivo finalmente a capire che nell'immaginario collettivo della nuova generazione la principessa delle favole rimarrà più o meno simile; invece per descivere certe acrobazie aeree diranno "anvedi che fatina!". L'unico dubbio di queste feste: ma una vegana convinta ingoia?
Perché uno sta lì che ne vorrebbe di più di giornali populisti, quelli stile Feltri che mordono un po' tutti con titoloni cubitali e maniacali. Che ti dicono al parlamentare non far sapere quant'è buona la coca con le pere, e poi vanno a chiedere alla moglie come ci si sente ad essere cornuta ed ai figli se da grandi vogliono fare come papà. E invece no, che violiamo la privacy. A me sembra che si cerchi sempre di nascondere la trave con la pagliuzza. Poi se parli al telefono nel paese di intercettopoli sei pure due volte pirla. Però adesso i nuovi spot della RAI assumono finalmente un significato.